Indicazioni

Con il sistema ZENO Tec si possono realizzare corone e ponti estesi.
Sono controindicate: realizzazioni di ponti ove la ridotta disponibilità di spazio non consenta la costru­zione di aree di connessione con una sezione trasversale di almeno 9 mm2, e la costruzione di perni radicolari. In caso di pazienti bruxisti necessita decidere individuai­mente se realizzare una ceramica integrale oppure preferire una superficie di masticazione in metallo.

Le corone e i ponti DI-Shape® sono indicati per i settori anteriori e posteriori.
L’alta qualità della materia prima e della lavorazione consente a DI-Shape® di garantire le proprie strutture per 5 anni.
Si possono progettare:
- corone singole anteriori (spessore minimo 0,3 mm)
- corone singole posteriori (spessore standard 0,5 mm)
- ponti da 3 a 14 elementi uniti (spessore standard 0,5 mm)
Preparazioni: Chamfer o spalla arrotondata (ideale spalla 5° o superiore rispetto al piano orizzontale).
Sono possibili le preparazioni a finire.
Impronta di precisione: utilizzare materiali elastomeri ad elevata precisione, come siliconi per addizione o polieteri.
Cementazione: sono consentite le cementazioni provvisorie/definitive con i tradizionali prodotti di utilizzo comune.

Preparazione

  1. Preparazione preliminare
    Prima di iniziare il trattamento (e prima dell'anestesia) si effettua, in posizione seduta verticale, un protocollo occlusale con l'aiuto di una pellicola Shimstock al fine di poter controllare, più tardi, la situazione dei contatti sui modelli in articolatore ed ottenere così restauri con un miglior adatta­mento.
  2. In presenza di perni radicolari
    Essendo un materiale da struttura con un determinato livello di opacità, l'ossido di zirconio ha la capacità di coprire completamente perni preesistenti. Restauri da ripristinare realizzati su perni clinicamente intatti, spesso difficilmente rimovibili, possono essere sostituiti senza determinare la rimozione dei monconi. Questi ultimi possono essere semplice­mente preparati per ricevere una nuova struttura in ossido di ziconio.
    Dovendo inserire nuovi perni, sarebbero da preferire perni in composito, rinforzati con fibre di vetro, che devono il proprio successo all'elasticità simile alla dentina.
  3. Materiale da ricostruzione
    In base alle caratteristiche dell'ossido di zirconio, descritte al punto 2 e relative alla ricopertura della struttura sottostante, il colore dei materiale da ricostruzione è secondario. Nella Clinica di Monaco di Baviera vengono usate ricostruzioni in composito ad indurimento duale Rebilda (voco, Cuxhaven). Questo materiale da ricostruzione è disponibile in due diversi colori (color dentina e blu). Soprattutto il materiale blu è adatto in modo eccellente per l'impiego nella zona dei denti posteriori, poiché, grazie al suo netto contrasto rispetto al dente, garantisce una buona visione d'insieme e. con ciò, un sicuro riempimento.
    E' quindi possibile l'utilizzo di diversi materiali da ricostruzione ad eccezione dei componenti che, espandendosi, possono causare stress alla ceramica.
  4. Strumentario di preparazione e spazi necessari
    Anche per l'ossido di zirconio si dovrebbe preparare sempre un limite chiaramente visibile. Non importa che venga preparata una spalla oppure un chamfer con spigolo interno arrotondato. Idealmente  si dovrebbe assicurare una conicità di 4°. Gli spessori di parete necessari per il futuro restauro, sono molto simili agli standard adottati per la metallo-ceramica. Non è quindi corretto il pregiudizio secondo il quale un restauro in ceramica integrale comporti una maggiore perdita di sostanza dentaria dura.
    Poiché l'ossido di zirconio è oggi lavorabile solo tramite fresatura di grezzi prefabbricati industrialmente, è  necessario tenerne conto durante la preparazione. Pertanto, soprattutto nell'area dei denti frontali, devono essere evitati gli spigoli vivi.
    In questa porzione di cavo orale, per corone singole è sufficiente una struttura in ossido di zirconio con uno spessore di parete di 0.4 mm. Nella zona dei denti posteriori e per ancoraggi di ponti devono essere previsti da 0,5 a 0,6 mm. Il rivestimento estetico necessita poi ancora da 1,0 a  2,0 mm. di spazio (analogamente alla tecnica metallo-ceramica).
  5. Presa dell'impronta
     La presa dell'impronta con un materiale di precisione è indispensabile anche per i restauri in ossido di zirconio.
    Una possibilità di rilevazione facili­tata dei limiti della preparazione consiste nello spostamento della gengiva tramite l'applicazione di fili di retrazione non impregnati. In questo caso ha avuto molto seguito la cosiddetta tecnica a V o di spostamento. Anzitutto si dispone un filo di retrazione di diametro 1 circolarmente nel solco attorno al moncone e, successiva­mente, si posiziona al di sopra il filo più spesso, lasciando poi ambedue i fili per 10 minuti nel solco, Quindi si toglie il filo spesso e, in assenza di sanguinamento ed essendo i limiti della preparazione
    visibili circolarmente, si può proce­dere alla presa dell'impronta.
    In alternativa a questa tecnica, o a completamento della stessa, in combinazione con i fili si può anche usare l'elettrotomo o il laser per rendere visibile il limite della preparazione, tenendo presente che tutte le tecniche di ritrazione delle gengiva vanno effettuate con il massimo riguardo. L'impiego dell'elettrotomo ha senso solo per l’apertura del solco utilizzando la sonda più sottile ed è da evitare nella zona buccale. La successiva presa d'impronta deve avvenire con cucchiai indivi­dualizzati o individuali. Il materiale per la realizzazione dell'impronta dovrebbe essere un polietere monofase-monotempo.
    Riempire una siringa con materiale da impronta, distribuirlo sui monconi, soffiare il materiale con aria a pressione moderata e quindi inserire il cucchiaio riempito mantenendo in situ per il tempo necessario all'indurimento (cronometro!).
    Prelevata l'impronta, questa viene analizzata allo stereomicroscopio o con occhiali da ingrandimento ed eventualmente ripetuta.
  6. Registrazione dell'asse articolare e della mas­sima intercuspidazione
    Per la posizione riferita al cranio del modello dell’arcata superiore hanno fornito buoni risultati arbitrari gli archi facciali (p.e. SAM/ Gauting). Per un'esatta correlazione dei modelli in articolatore, è conveniente realizzare una registrazione del morso. I materiali adatti possono essere i siliconi o gli autopolimerizzati.
    Imprint Bite, 3M ESPE, è un materiale adatto che può essere usato anche per la scansione. Questi vengono applicati sui pilastri preparati. Il paziente viene invitato a chiudere e tenere chiuso. Trascorso il tempo d'indurimento, le registrazioni vengono estratte dalla bocca e preparate in modo che siano visibili soltanto le impronte più profonde.
    Successivamente, vengono inserite ancora una volta in bocca e, con il protocollo Shimstock descritto al punto 1, controllate circa la trasmissione della corretta situazione al tecnico.
  7. Provvisori
    Una guida in foglio di polietilene trasparente, realizzata nel labora­torio odontotecnico sul modello anatomico prelimatura, costituisce la migliore forma cava per la realizzazione del provvisorio e anche per la verifica degli spessori della preparazione, poiché essendo trasparente, consente la valutazio­ne dell'asportazione di sostanza. In caso di ponti, con l'aggiunta di un elemento intermedio precon­fezionato, è possibile la realizza­zione della guida completa che permette una successiva semplice e perfetta manifattura del ponte provvisorio. Al contempo, il bloccaggio dei denti evita anche uno spostamento dei pilastri.
    Dopo aver riempito la guida con il materiale autopolimerizzante (p.e. Protemp 3 Garant, 3M ESPE) in corrispondenza degli elementi pilastro ed, eventualmente, degli elementi di ponte, porre il tutto in bocca al paziente chiedendogli di chiudere. In precedenza realiz­zare un campione del materiale autopolimerizzante da trattenere sul vassoio di lavoro al fine di poter verificare il passaggio dalla fase plastica a quella di polimerizzazione con sviluppo di calore. Dopo poco la guida viene tolta dalla bocca e messa in bagno d'acqua a 50 °C per accelerare l'indurimento. Il provvisorio viene quindi estratto dalla guida e rifinito. La rifinitura finale andrebbe possibilmente effettuata alla lucidatrice nel laboratorio odontotecnico. Dopo la lucidatura grossolana con pietra pomice si prova nuovamente il provvisorio sul paziente, si controlla e corregge l'occlusione statica e dinamica, si controlla la chiusura marginale ed i contatti approssimali.
    Consiglio: accorciare leggermente il provvisorio nella zona dei denti frontali labialmente per non eser­citare irritazione sulla gengiva e prevenire recessioni. Successivamente il provvisorio viene lucidato a specchio con il motore da lucidatura e fissato sui denti preparati con un cemento privo di eugenolo (p.e. RelyX Temp NE, 3M ESPE).
  8. Prova della struttura
    La prova della struttura in ossido di zirconio prima della ceramizzazione è necessaria specie in presenza di ponti estesi.
    Durante questo passaggio necessita realizzare il controllo della chiusura marginale con l'aiuto d'un materiale da impronta fluido (p.e. Xantopren blu, Heraeus Kulzer), che, inserito nel restauro, identifica gli spazi tra pilastro e restauro. Successivamente, pulire la struttura con alcol affinché non permanga uno strato isolante di silicone sulle superfici della struttura. Dopo l'indurimento il restauro viene tolto dalla bocca e, in presenza di una buona chiusura marginale, il materiale dovrebbe risultare nettamente tagliato sul bordo della corona.
    Se l'articolazione dei modelli dell'arcata superiore ed inferiore non è sicura, si può registrare ancora una volta la massima intercuspidazione, usando la struttura del ponte come materiale di supporto per la registrazione (procedi­mento analogo a quanto descritto al punto 6).
  9. Inserimento
    Dopo il controllo occlusale, del colore e dei contatti approssimali, il restauro può essere fissato in bocca .In generale, la resistenza della struttura in ossido di zirconio permette anche un fissaggio provvisorio che però non é consigliato. Spesso cementazioni provvisorie vengono dimenticate e non avvie­ne un fissaggio definitivo. Questi cementi possono sciogliersi e con­durre a carie secondaria oppure, se non attentamente eliminati, possono costituire un ostacolo alla cementazione definitiva mettendo a rischio l'integrità dei restauro. Prima dell'inserimento definitivo, la struttura va sabbiata con ossido d'alluminio (100 micrometri) a 10 bar.
    La domanda se incollare o cemen­tare questo tipo di protesi è ancora fonte di opinioni contraddittorie. Preparazioni subgengivali, prepa­razioni non limitate alla sola asportazione di smalto e una diffi­coltosa gestione della cementazione adesiva invitano chiaramente all'utilizzo di un  fissaggio convenzionale. Uno degli argomenti principali a favore dei restauri in ossido di zirconio è la sua elevata resistenza e con ciò la pos­sibilità dei fissaggio con cemento. Clinicamente non ha importanza che sia cemento fosfatico (p.e. Harvard Cement, Richter und Hoffmann), come variante da mescolare manualmente, oppure cemento vetroionomero preparato in capsule (Ketac Cem, 3M ESPE).
    E' possibile anche un fissag­gio adesivo (p.e., RelyX Unicem, 3M ESPE). In questo caso è controindicata la pulitura dei monconi con acqua, poiché i residui possono compromettere l'adesività o la reazione d'indurimento dei materiali adesivi di fissaggio.
  10. Interventi in situ e rimozione
    Nonostante il restauro in ossido di zirconio garantisca, per via della ridotta conducibilità termica, una buona protezione di isolamento pulpare, può tuttavia rendersi necessario un trattamento endo­dontico su denti provvisti di restauro. A tale scopo è importante osservare il seguente procedimento: eliminare completamente la ceramica di rivestimento con uno strumento abrasivo diamantato a grana grossa dall'area di intervento. Perforare con una fresa diamantata a grana grossa anche la struttura. Badare che l'asse dello strumento abrasivo e la superficie di ossido di zirconio formino un angolo di ca. 45°, vale a dire che il corpo abrasivo venga applicato tangen­zialmente. Con questa tecnica è sempre garantito un raffreddamento del diamante e non si verifica un surriscaldamento. La procedura di rimozione di un restauro è analoga. Eventualmente, può rendersi necessario togliere la ceramica di rivestimento dagli spazi approssimali, per poter poi separare il restauro. Complessivamente i possibili interventi o le rimozioni di un restauro in ossido di zirconio comportano l'impiego degli stessi tempi utiliz­zati per effettuare gli stessi inter­venti su un restauro in lega non nobile.